Visite domiciliari dopo la nascita, cosa aspettarsi dall’home visiting 

Una mamma in attesa riceve un'ostetrica a casa

Il rientro a casa dopo la nascita di una bambina o un bambino è un momento intenso, fatto tanto di gioie quanto di stanchezza. Con le dimissioni dall’ospedale si chiude la fase di accompagnamento dei primissimi giorni e ci si può ritrovare con tantissime nuove domande, a cui non sempre si riesce a dare risposta in autonomia.

Non è detto che ci siano persone vicine a cui rivolgerle con serenità. E non è detto che si abbia accesso a figure specializzate che possano sciogliere tutti quei sacrosanti dubbi che è lecito avere quando si affrontano nuove responsabilità ed esperienze.

Come procede l’allattamento? Quel pianto è normale? E chi si prende cura della bambina o del bambino? 

In queste settimane chi si prende cura di un neonato o una neonata potrebbe sentire una stanchezza tale per cui mettersi alla ricerca di persone e informazioni potrebbe essere uno sforzo davvero insostenibile. Fortunatamente esiste un tipo di sostegno che arriva direttamente a casa e può cambiare le carte in tavola. 

Nei primi mesi di vita di un bambino o una bambina c’è la possibilità che qualcuno di competente venga a trovare la famiglia direttamente in casa, per accompagnarla nel muovere i primi passi in questa nuova fase. 

Stiamo parlando delle visite domiciliari o home visiting. Certo, il termine «visita» a volte può creare dei fraintendimenti e non aiuta a comprenderne subito la natura, perché dà quasi l’idea che ci sia un esame da superare. Fortunatamente le visite domiciliari hanno tutt’altro spirito. 

Chi arriva nelle case delle neo-famiglie si avvicina in punta di piedi, con rispetto e discrezione, accanto a chi accoglie una nuova vita.

Le potenzialità delle visite domiciliari

Una mamma fa conoscere il proprio figlio neonato a una professionista del Terzo Settore.

Una visita domiciliare durante i primi mille giorni di vita è un incontro che si svolge direttamente nella casa di una famiglia, nel luogo in cui la quotidianità prende forma fin dai primi giorni dopo la nascita. È un tempo dedicato all’ascolto e alla presenza, in cui una figura professionale entra in relazione con chi si prende cura della bambina o del bambino per offrire supporto, osservare insieme ciò che sta accadendo e dare continuità al percorso iniziato in ospedale o nei servizi territoriali.

Durante questi incontri si affrontano spesso i temi che accompagnano le prime settimane di vita: 

  • l’avvio e l’andamento dell’allattamento;
  • i ritmi del sonno;
  • i vagiti e i modi in cui vengono accolti e interpretati;
  • il recupero fisico ed emotivo dopo il parto;
  • la costruzione della relazione tra figure di riferimento e neonato o neonata.

Ovviamente in questi momenti ci si dedica anche agli aspetti concreti della vita quotidiana, proprio perché possono risultare particolarmente impegnativi o fonte di incertezza.

Una visita domiciliare permette di mettere in connessione la famiglia sia con nuove routine ed equilibri sia con la rete dei servizi presenti sul territorio, facilitando l’accesso a informazioni, figure di riferimento e opportunità di supporto e condivisione quando necessario. 

Declinato in questo modo, l’home visiting fa parte a tutti gli effetti di un approccio integrato per affrontare i primi mille giorni di vita di un bambino o di una bambina. Rappresenta infatti una delle azioni promosse nell’ambito del Programma Predefinito 12 (PP12) “Promozione della salute nei primi mille giorni” del Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 del Ministero della Salute.

Per approfondire: Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031

Le visite domiciliari non sono un “controllo”, piuttosto un incontro di accompagnamento

Papà e bambino giocano in cucina

Proprio perché avviene dentro casa, l’home visiting può generare un timore comprensibile: quello di sentirsi osservati o giudicati in un momento in cui tutto è ancora nuovo, faticoso e in assestamento. In realtà, quando è pensata come accompagnamento, la visita domiciliare parte da un altro presupposto.

Il punto non è verificare se è tutto “giusto”, ma capire come stanno andando le cose in quella specifica famiglia, in quel preciso momento di vita. La casa, allora, non è uno spazio da sistemare prima dell’arrivo di qualcuno, ma il luogo reale in cui una nuova quotidianità sta prendendo forma. Con le sue risorse, le sue fatiche e i suoi tentativi.

Anche le domande da porre alle figure professionali cambiano. Possono essere dubbi confusi, prime impressioni o ricerca di conferme. Può capitare di avere piccole preoccupazioni che però lo sono solo in apparenza e necessitano dello spazio adatto per essere comprese ed elaborate. 

L’importanza delle figure esterne

La presenza di una figura esterna ed esperta può aiutare anche a dare un nome a ciò che si sta vivendo o confermare il proprio vissuto, sostenendo quanto già si sta sperimentando. Ma non solo. Potrebbe aiutare a capire meglio ciò che può essere osservato nel tempo e ciò che invece merita un approfondimento a sè. In generale queste figure sono di grande supporto per tutte le neo-famiglie poiché attivano la condivisione su temi importanti del quotidiano nei primi mille giorni.

Va precisato che l’home visiting non è una pratica che si sostituisce alle attenzioni e all’impegno quotidiano di chi si prende cura delle bambine e dei bambini, né ad altre esperienze, come quelle in consultorio, nei servizi educativi o culturali.. Si affianca, invece. Con la delicatezza necessaria a rendere leggibile quei primi mesi della vita di un figlio o di una figlia che sono di grande cambiamento per tutti e tutte. Un momento ricco di interrogativi e povero di tempo, che purtroppo troppe famiglie oggi in Italia si trovano a vivere in solitudine. L’home visiting è come una mano tesa tra il punto nascita e il territorio, quel piccolo punto di appoggio discreto che ti permette di passare al di là del guado.

Le visite domiciliari in Italia

Le potenzialità e il valore delle visite domiciliari dipendono anche da quanto il sostegno alle famiglie e ai neonati e neonate è accessibile e inserito in una rete di altri servizi che accompagnano i primi mesi di vita.

In Italia il sostegno dopo la nascita passa spesso da servizi molto radicati nei territori. Consultori familiari, Aziende Sanitarie, Comuni, servizi sociali, pediatria, associazioni e realtà del Terzo Settore. Questo da un lato può essere letto come un punto di forza, perché permette di costruire risposte vicine alle comunità. Allo stesso tempo, però, rende l’accesso meno uniforme.

Per una famiglia, tutto questo può avere conseguenze molto concrete che si traducono in confusione sull’accesso ai servizi e alle opportunità. In molti territori la possibilità di ricevere sostegno dipende anche da quanto il servizio è visibile, compreso dalle famiglie, coordinato e di facile accesso .

Per approfondire: La promozione della salute nei primi mille giorni passa da casa: il ruolo delle visite domiciliari

Chi potrebbe venire a casa? La proposta di CSB

Bambina in braccio a un adulto tiene in mano un peluche

L’offerta di servizio di visita a domicilio nei primi mesi dopo il parto varia in base al territorio. In questo momento, quindi, non si può parlare di un unico servizio omogeneo nazionale. 

Le evidenze dimostrano, però, la sua efficacia, insieme ad altri servizi territoriali. Perciò noi del Centro per la Salute dei Bambini e delle Bambine abbiamo dedicato un documento a questo tema ed elaborato una proposta che sia in grado di raggiungere tutte le famiglie.  

Per approfondire: In punta di piedi | Un documento per accompagnare i genitori

L’obiettivo della proposta è definire un minimo di incontri, che dovrebbe essere garantito nell’arco dei primi mille giorni, ferma restando la possibilità di ulteriori visite o di invio ad altri servizi tenendo conto dei bisogni specifici di ciascuna famiglia. Il primo periodo dopo il parto richiede infatti un’attenzione particolare e i genitori potrebbero avere necessità di incontri aggiuntivi sul territorio o di visite domiciliari più ravvicinate. 

Le tempistiche delle visite domiciliari

Gli incontri complessivi nei primi mille giorni dovrebbero essere:

QuandoTipo di incontro
Durante la gravidanza (idealmente nel secondo trimestre, tra la 25°- 28° settimana). Incontro sul territorio al consultorio o punto nascita.
24 – 48h dopo la dimissione.Incontro a domicilio.
3-4 giorni dall’ultima visita.Incontro a domicilio.
3° settimana dall’ultima visita.Incontro sul territorio in consultorio oppure incontro a domicilio.
6-8 settimane dall’ultima visita.Incontro sul territorio in consultorio oppure incontro a domicilio.
4°- 5° mese dall’ultima visita.Incontro sul territorio in consultorio oppure incontro a domicilio.
12 mesi dall’ultima visita.Incontro sul territorio in consultorio oppure incontro a domicilio.
18 o 24 mesi dall’ultima visita.Incontro sul territorio in consultorio oppure incontro a domicilio.

L’offerta a domicilio o sul territorio può dipendere dalla tipologia dei servizi disponibili in quel particolare luogo e dagli accordi presi individualmente, tenendo conto delle disponibilità e della possibilità delle famiglie a raggiungere il consultorio familiare o il punto nascita o altri servizi territoriali.

Le figure coinvolte

Le prime visite, fino al quarto incontro, devono essere a cura di personale ostetrico. In una situazione ideale la stessa figura che ha seguito la gravidanza e i primi giorni dopo il parto al punto nascita dovrebbe poter riuscire a seguire le famiglie anche negli incontri successivi. Quando questo non è possibile, sarebbe auspicabile che le famiglie possano conoscerla in anticipo, magari già alla visita del terzo trimestre. Questo darebbe continuità a una relazione già avviata. 

Dal quinto appuntamento in poi è consigliato che subentrino anche altre figure competenti con formazione sanitaria, come l’assistente sanitaria. Dal settimo incontro, ma se fosse possibile anche prima, è invece ottimale integrare anche il supporto di personale educativo

L’implementazione di visite domiciliari nei primi mille giorni richiede un team composto da personale qualificato con competenze complesse e multidisciplinari, capace di rispondere alle molteplici esigenze delle famiglie in questo periodo delicato. I bisogni di salute, sviluppo e crescita di bambini e bambine richiedono, infatti, competenze integrate tra loro.

È importante che chi svolge le visite domiciliari esprima competenze legate alla salute in modo olistico:

  • aiuti ad avviare l’allattamento;
  • accompagni il recupero di chi ha partorito;
  • sappia osservare la crescita del neonato o della neonata;
  • sia in grado di promuovere la lettura e la musica in famiglia. 
Bambina legge un libro illustrato con l'aiuto di un adulto.

Più in generale, il personale per le visite domiciliari è rilevante anche nel riconoscere i segnali che meritano più attenzione in questo periodo, come ad esempio:

  • se la crescita di peso è più lenta del previsto;
  • se sussistono altri elementi legati al benessere del neonato o della neonata che meritano approfondimento;
  • se chi ha partorito o il partner attraversa un momento di difficoltà emotiva o malessere.

In alcuni territori possono fornire questo servizio professioniste e professionisti del Terzo settore, perlopiù nell’ambito di servizi consultoriali accreditati o progetti pensati per le neo-famiglie. Per sapere chi opera vicino a casa, il primo passo è chiedere al consultorio familiare, alla pediatra o al pediatra e ai servizi sociali del Comune, che conoscono i programmi attivi in zona.

Rendere più vicina la rete dei servizi postnatali

Un papà tiene in braccio un bambino mentre prende le chiavi per uscire di casa

Il quadro italiano che abbiamo descritto va letto anche alla luce delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla cura dopo il parto (WHO recommendations on maternal and newborn care for a positive postnatal experience, 2022). 

L’OMS indica le visite a casa come un’esperienza utile a promuovere il benessere dei membri di una famiglia nella fase postnatale e descrive come scenario ideale una situazione in cui chi ha appena partorito, neonate e neonati, partner, figure di riferimento e famiglie possano ricevere informazioni, rassicurazione e sostegno in modo continuativo.

Pertanto, anche noi del Centro per la Salute dei Bambini e delle Bambine cerchiamo di contribuire affinché venga riconosciuta la necessità di rendere più accessibili, riconoscibili e interconnessi tutti questi servizi. Potenziarli significherebbe rendere più chiaro il percorso per accedervi, formare le figure coinvolte e costruire passaggi più semplici tra ospedale, consultorio, pediatria, servizi sociali, educativi, culturali e realtà territoriali. 

È un punto richiamato anche nel convegno nazionale, co-organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità e CSBLe visite domiciliari come strumento di promozione di salute e di equità nei primi mille giorni”,  in cui le visite domiciliari sono state presentate come parte di una rete da rafforzare, con particolare attenzione alla salute, all’equità e al sostegno continuativo nei primi anni di vita.

Le stesse considerazioni sono state rafforzate nella revisione sistematica degli studi sulle visite domiciliari di cui abbiamo presentato i risultati in un webinar dedicato il 21 luglio scorso. Questo evento on line che ci ha permesso di condividere e discutere dati aggiornati riguardo ai benefici per la salute e lo sviluppo infantile, per la salute fisica e mentale materna e sulle risposte parentali ai bisogni dei bambini e delle bambine. 

Per approfondire ascolta il webinar gratuito: Efficacia delle visite domiciliari

Prendersi cura dei più piccoli e delle più piccole riguarda tutte e tutti

Mani di diverse età toccano i piedini di un neonato

Per noi di CSB lavorare sulle visite domiciliari significa guardare al presente come a una responsabilità condivisa. La salute di bambine e bambini non è un fatto di domani, ma una responsabilità di oggi, che comincia nei loro primi mille giorni e non dipende soltanto dalle attenzioni di chi se ne prende cura. In gioco ci sono anche le condizioni in cui quella cura può essere vissuta: servizi raggiungibili, informazioni chiare, professioniste e professionisti formati, passaggi meno fragili tra istituzioni e territorio, comunità responsive e accoglienti.

Rendere l’home visiting un’opportunità per tutti e tutte vuol dire ridurre il peso lasciato sulle singole famiglie e riconoscere che i primi mesi non dovrebbero essere attraversati in solitudine. Perché il benessere dei più piccoli e delle più piccole non riguarda solo la famiglia, ma la comunità che oggi li sostiene e il mondo che domani abiteremo.

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