Multilinguismo in famiglia: come sostenere la lingua madre e l’italiano senza scelte obbligate

Nel multilinguismo in famiglia, una domanda torna spesso:

“Se continuiamo a parlargli nella nostra lingua, farà più fatica con l’italiano?”

È una domanda frequente nelle famiglie in cui convivono due o più lingue. Può affacciarsi già durante la gravidanza, quando si inizia a immaginare quali lingue abiteranno la vita familiare, e tornare poi in momenti diversi: prima dell’ingresso al nido, al momento di iniziare la scuola dell’infanzia o quando una bambina o un bambino alterna parole diverse nella stessa frase.

Dietro questa preoccupazione c’è spesso l’idea che le lingue si contendano uno spazio limitato e che, per imparare bene l’italiano, sia necessario ridurre o abbandonare la lingua madre. Lo sviluppo linguistico segue una dinamica più ricca: ogni lingua cresce attraverso le occasioni di ascoltarla, usarla e collegarla a persone, emozioni ed esperienze significative.

Nel documento Languages Matter: Global Guidance on Multilingual Education, pubblicato nel 2025, UNESCO raccomanda di valorizzare fin dai primi anni la lingua materna o parlata in casa, perché partire da una lingua già compresa sostiene l’alfabetizzazione di base e facilita l’apprendimento di altre lingue.

Sostenere la lingua materna – o, più precisamente, le lingue di casa e della famiglia – aiuta bambine e bambini a mantenere legami affettivi e culturali importanti. Allo stesso tempo, l’italiano può svilupparsi negli incontri con altre persone, nei servizi educativi, nelle biblioteche, nei momenti di gioco e nelle attività della comunità.

Più lingue possono crescere insieme

Già nei primi giorni di vita, bambine e bambini mostrano una sensibilità particolare verso la voce e i suoni linguistici ascoltati durante la gravidanza. Lo sviluppo successivo dipende dalla quantità e, soprattutto, dalla qualità delle interazioni: parole varie, conversazioni, risposte attente ai loro segnali, racconti, canti e occasioni autentiche per comunicare.

Nell’articolo Literacy e bilinguismo, pubblicato nel 2017 sulla rivista Medico e Bambino, Antonella Provenzano, referente del Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini in Sicilia, sottolinea che lo sviluppo linguistico dei bambini multilingui dipende dall’esposizione ricevuta in ciascuna lingua e dalla competenza di chi la usa con loro. Un linguaggio ricco e responsivo, capace di seguire l’attenzione e le iniziative della bambina o del bambino, sostiene l’apprendimento linguistico in tutte le lingue presenti nella sua vita.

Anche il contributo Più lingue, più capacità, pubblicato nel 2024 su Medico e Bambino e scritto da Giorgio Tamburlini, Presidente di CSB, invita a incoraggiare il mantenimento della lingua materna. Il testo ricorda che una buona esposizione e una buona competenza in una lingua possono facilitare l’apprendimento delle altre e che il valore dell’esperienza multilingue comprende anche la dimensione affettiva, sociale e interculturale.

Nati per la musica / Nati per leggere

Mescolare le lingue fa parte del percorso

Una bambina può dire: “Voglio il leche”. Un bambino può iniziare una frase in italiano e concluderla in arabo, albanese, inglese o romeno. Può conoscere il nome di un oggetto in una lingua e quello di un altro oggetto in una lingua diversa.

Questo passaggio tra codici viene spesso chiamato code-switching o alternanza linguistica. Bambine e bambini usano le risorse che hanno a disposizione per comunicare nel modo più efficace possibile. La scelta può dipendere dalla persona presente, dal luogo, dall’argomento o dalla parola che in quel momento arriva più facilmente.

Anche il vocabolario può apparire distribuito: alcune parole appartengono soprattutto alla vita domestica, altre al nido, alla scuola, al parco o alla biblioteca. Per valutare le competenze di una bambina o di un bambino multilingue è quindi utile considerare l’insieme delle lingue conosciute e la sua storia linguistica, anziché osservare soltanto il numero di parole possedute in italiano.

La lingua della relazione merita spazio

La lingua che un adulto conosce meglio gli permette in genere di esprimere sfumature, raccontare ricordi, giocare con le parole e rispondere con maggiore spontaneità. È anche la lingua delle ninne nanne, dei nomignoli, delle storie di famiglia e delle conversazioni con nonne, nonni e altre persone care.

Chiedere a un genitore di usare esclusivamente un italiano ancora poco sicuro può rendere lo scambio più povero e faticoso. Continuare a parlare la propria lingua consente invece di offrire modelli linguistici più ricchi e di mantenere una relazione naturale.

Antonella Provenzano distingue, a questo proposito, tra multilinguismo “aggiuntivo” e “sottrattivo”. Nel primo caso, la nuova lingua si aggiunge a quella madre, entrambe vengono valorizzate e trovano occasioni d’uso. Nel secondo, la lingua del contesto sociale prende progressivamente il posto di quella di casa, che perde spazio e riconoscimento. Questa perdita può indebolire la comunicazione familiare e il legame con la propria storia.

L’italiano cresce meglio dentro una rete di opportunità, mentre la lingua madre continua a essere parlata, ascoltata e riconosciuta.

Nati per la musica / Nati per leggere

Multilinguismo in famiglia: pratiche quotidiane tra lingua madre e italiano

Le lingue possono entrare nella vita quotidiana in momenti diversi e con funzioni diverse. La lingua madre trova spazio nelle relazioni, nei racconti, nelle canzoni e nelle conversazioni con le persone care. L’italiano cresce attraverso il nido, la scuola, la biblioteca, il gioco con altre bambine e altri bambini e le esperienze nel quartiere. La continuità conta più della rigidità: ogni famiglia può costruire un equilibrio adatto alla propria storia.

Raccontare nella lingua più naturale

Durante i pasti, il bagno, il tragitto verso il nido o la preparazione per la notte si possono nominare azioni, oggetti ed emozioni nella lingua che viene più spontanea. Un linguaggio ricco, affettivo e partecipe offre una base solida anche per l’apprendimento delle altre lingue.

Collegare le esperienze tra casa e fuori

Dopo una giornata al nido, una visita in biblioteca o un pomeriggio al parco, si può riprendere l’esperienza nella lingua madre:

“Oggi avete dipinto?”
“Con quali colori?”
“Chi era con te?”

In questo modo l’italiano incontrato fuori casa entra nel racconto familiare e si collega a parole, emozioni e ricordi già conosciuti.

Leggere lo stesso libro in modi diversi

Un albo illustrato può essere letto in italiano, raccontato nella lingua di casa oppure esplorato liberamente attraverso le immagini. Si può scegliere una pagina, osservare insieme i dettagli e nominare alcuni elementi nelle diverse lingue.

Per esempio:

“Qui c’è la luna. Come la chiamiamo a casa?”
“E nel libro come viene chiamata?”
“Dove l’abbiamo vista ieri?”

Le parole cambiano, mentre immagini, personaggi ed emozioni restano comuni.

Cantare e giocare con le parole

Filastrocche, conte e canzoni possono alternarsi nelle diverse lingue. Un ritornello imparato al nido può essere cantato a casa; una ninna nanna familiare può essere condivisa con educatrici, educatori o altre famiglie. Il ritmo e la ripetizione aiutano a ricordare parole e suoni.

Mantenere vive le relazioni

Telefonate, messaggi vocali e videochiamate con parenti e persone amiche rendono la lingua madre utile e viva. Le occasioni in italiano possono arrivare da letture in biblioteca, attività di gruppo, feste di quartiere e incontri nei servizi.

Accogliere risposte in lingue diverse

Una bambina o un bambino può rispondere in italiano a una domanda fatta nella lingua madre, oppure mescolare parole diverse nella stessa frase. L’adulto può accogliere la risposta e ampliarla nella propria lingua.

Lo scambio continua e ogni lingua trova spazio dentro una comunicazione naturale.

Storie, canzoni e filastrocche come ponti tra le lingue

Libri, canzoni e filastrocche permettono di rallentare, ripetere le parole, giocare con i suoni e collegare le lingue alle emozioni. Una storia può essere letta in italiano, raccontata nella lingua madre, oppure reinventata a partire dalle immagini. Allo stesso modo, una canzone può attraversare più lingue e restare riconoscibile nel ritmo, nella melodia, nei gesti che la accompagnano.

Pensiamo a Fra Martino: in molte famiglie può diventare Frère Jacques, Brother John, Bruder Jakob o assumere altre forme ancora. La melodia resta familiare, mentre le parole cambiano e aprono curiosità, confronti, piccole scoperte. Lo stesso vale per ninne nanne, filastrocche e canzoni in dialetto: portano con sé memoria, appartenenza e modi diversi di nominare il mondo.

In questa prospettiva, i programmi Nati per Leggere e Nati per la Musica si incontrano: entrambi valorizzano la voce dell’adulto, la relazione, la ripetizione e il piacere condiviso. Per una bambina o un bambino, ascoltare una storia o una canzone nella lingua madre, in italiano o in un dialetto significa fare esperienza di una continuità: le lingue possono cambiare, mentre la presenza dell’adulto, il ritmo dello scambio e il senso di vicinanza restano.

Biblioteche e servizi possono riconoscere tutte le lingue

La responsabilità di sostenere il multilinguismo riguarda l’intera comunità. Biblioteche, nidi, scuole dell’infanzia, ambulatori pediatrici e spazi per le famiglie possono rendere visibili le lingue presenti sul territorio e comunicare che ciascuna ha diritto di cittadinanza.

Alcune azioni sono semplici:

  • raccogliere libri in più lingue e renderli facilmente riconoscibili;
  • invitare genitori e altre persone della comunità a leggere o raccontare storie;
  • proporre canzoni, filastrocche e saluti nelle lingue delle famiglie;
  • chiedere quali lingue vengono parlate e con quali persone;
  • aiutare i genitori a trovare biblioteche, associazioni e occasioni di incontro;
  • evitare giudizi sulla lingua usata in casa.

La storia linguistica della famiglia è un’informazione preziosa anche per pediatri, educatrici ed educatori. Permette di comprendere da quanto tempo la bambina o il bambino ascolta ciascuna lingua, in quali contesti la usa e quali opportunità ha di incontrarla.

Il punto di vista di CSB: le lingue crescono nelle relazioni

Per CSB, promuovere lo sviluppo precoce significa costruire contesti capaci di sostenere bambine, bambini e adulti che si prendono cura di loro. Il multilinguismo riguarda quindi la qualità delle relazioni, l’accesso alle opportunità culturali e la possibilità per ogni famiglia di sentirsi riconosciuta.

Libri, storie, canzoni e filastrocche sono pratiche particolarmente adatte a questo approccio: richiedono pochi strumenti, entrano con naturalezza nella vita quotidiana e creano ponti tra casa e territorio. Attraverso Nati per Leggere e Nati per la Musica, la formazione delle diverse professionalità e i progetti che coinvolgono servizi sanitari, biblioteche, spazi culturali e comunità, CSB lavora perché lettura, voce, ritmo e musica raggiungano anche le famiglie che incontrano maggiori ostacoli nell’accesso alle opportunità culturali. Storie, ninne nanne, canzoni e filastrocche — anche nelle lingue di casa e nei dialetti — diventano così strumenti semplici per sostenere relazione, linguaggio, appartenenza e partecipazione.

Valorizzare la lingua madre significa anche riconoscere le competenze dei genitori. Le parole, i racconti e le canzoni che già conoscono sono risorse educative a costo zero. L’italiano può aggiungersi attraverso il nido, la scuola, le letture in biblioteca, le amicizie e le esperienze del quartiere.

C’è poi un’ultima possibilità, molto seria proprio perché… sa giocare! 

Le lingue si possono anche inventare. Succede con la lingua Piripù (quella dei libri di Emanuela Bussolati), fatta di suoni, ritmo, espressioni del viso e del corpo. In quel caso nessuno “sa” la lingua più dell’altro: adulto e bambina o bambino entrano insieme nel gioco, si ascoltano, interpretano, ridono, provano intonazioni diverse. È un modo bellissimo per ricordare che capirsi passa anche dalla voce, dagli sguardi, dai gesti e dal piacere di stare nella stessa storia.

Ogni nuova lingua amplia le possibilità di comunicare. La lingua parlata in famiglia custodisce affetti, memoria e appartenenza. Le lingue incontrate nei servizi, nei libri, nelle canzoni, nei dialetti e nelle relazioni aprono altri mondi. Farle crescere insieme permette a bambine e bambini di sentirsi più continui, più riconosciuti e più liberi di abitare tutte le proprie appartenenze.

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