(di Licia Moroni)
C’era una volta un angolo del mondo. E in questo angolo c’era una casa. E nella casa una camera. E nella camera una culla. E accanto alla culla una voce. Una voce di mamma che raccontava che c’era una volta…
C’era una volta un altro spicchio del mondo. E in questo spicchio di mondo c’era un giardino, e in questo giardino c’era dell’erba fresca, e sull’erba fresca c’era un bambino. E accanto al bambino c’era un papà che raccontava che c’era una volta…
C’era una volta una mamma che ha voluto lasciare un angolo del mondo. E c’era una volta un papà che ha dovuto lasciare uno spicchio del mondo. Il bimbo e la bimba hanno seguito mamma e papà, e li hanno visti arrivare in un pezzo diverso del mondo.
A poco a poco quei c’era una volta si sono trasformati: non erano più uguali, a volte non erano più presenti. È vero che si erano aggiunte tante cose nuove, ma quei c’era una volta del cuore… mancavano tanto al bimbo e alla bimba.
Riempire il silenzio narrativo
Quando si lascia la propria terra, insieme ai bagagli si rischia di perdere la propria lingua d’affetto, quel patrimonio di storie che protegge e sostiene la crescita dei più piccoli e dà sicurezza ai genitori.
È per riempire questo silenzio narrativo, per far ritrovare a quel bimbo e a quella bimba i c’era una volta perduti, che nasce il progetto “L’eco delle storie”*: perché non importa in quale lingua parli, o da quale angolo di mondo provieni: per una piccola creatura, quella voce è casa.
Il progetto e il territorio
L’eco delle storie promuove la lettura in famiglia, la condivisione di storie e racconti in tante lingue per valorizzare la lingua madre dei bambini e delle bambine nelle periferie milanesi e per investire sul benessere di questi bambini e bambine, sulla relazione genitore-bambino/a e sulla comunità.
È un progetto realizzato da IBBY Italia insieme a numerosi partner, tra cui il CSB, che operano sul territorio milanese, con il contributo di Fondazione Cariplo e con il patrocinio di Mamma Lingua – Storie per tutti nessuno escluso.
Occhi che riconoscono, orecchie che ascoltano
Nella mia esperienza diretta con le famiglie, ho incrociato occhi attenti, curiosi, alle volte anche sfuggenti, di bimbi e bimbe che all’improvviso riconoscevano il suono familiare della lingua della propria mamma o del proprio papà. E ho visto gli occhi di altri bambini che quella lingua non la conoscevano affatto, eppure rimanevano rapiti, attenti a una melodia nuova, particolare, sconosciuta.
Nello spazio “Un Villaggio per Crescere“ a Milano abbiamo accolto e coinvolto famiglie arrivate da ogni parte del mondo: dal Perù all’Ecuador, dalla Romania all’Egitto, fino al Brasile. Insieme, abbiamo ascoltato tanti c’era una volta, storie in tante lingue diverse lette dai genitori.
Erano le storie dei personaggi dei libri, sì, ma erano anche le storie personali di chi quelle pagine le stava leggendo. Quello che abbiamo cercato di fare è stato creare un ambiente accogliente e rispettoso dei tempi di tutti e tutte: leggere insieme è un’abitudine che si costruisce giorno dopo giorno e prevede che si ascoltino i tempi, le reazioni e le risposte dei bambini e delle bambine.
Un regalo per il futuro
Favorire la lettura dialogica e tutelare il plurilinguismo fin dai primi mesi di vita significa fare un regalo immenso ai bambini e alle bambine: stimola il loro sviluppo cognitivo ed emotivo, ma soprattutto dice loro “la tua storia e la tua identità hanno valore”. Al tempo stesso, restituisce forza e centralità al ruolo educativo dei genitori.
C’era una volta e, ogni volta che apriamo un libro, c’è ancora: una mamma, un papà, e un filo di voce. Quanto basta per far viaggiare bambini e bambine tra angoli di terra, tra spicchi di mondo, protetti dal calore delle parole del cuore.