Lo sviluppo motorio dei bambini e delle bambine non ha scadenze 

Un bambino in tutina bianca gattona a quattro zampe su un tappeto chiaro.

A sei mesi si siede, a nove gattona, a un anno cammina. 

Molti genitori conoscono questa sequenza quasi a memoria. La ritrovano fra gli articoli che raccontano il tema della crescita come una lista di attività da seguire mese per mese così come nei consigli di parenti e amicizie o nelle chiacchiere che si fanno al parco con altri genitori.

Raccontato in questi termini, lo sviluppo motorio dei bambini e delle bambine finisce per assomigliare a una tabella di marcia, con tempi da rispettare e scadenze da tenere d’occhio. E se una tappa dovesse tardare a manifestarsi, sempre più spesso le famiglie reagiscono maturando preoccupazione e insicurezza.

Ciò accade perché ci si trova spesso davanti a un grande equivoco. Le fasce d’età a cui viene associato un determinato tipo di sviluppo motorio sono indicative: segnalano un momento medio in cui generalmente si manifesta più di frequente. Ciò che si fraintende è proprio il fatto che sia un dato indicativo, perché ogni tappa sta dentro una finestra di tempo ampia e variabile.

Anche quando si tratta di sviluppo motorio, se ci sono dei tempi da rispettare, sono ancora una volta quelli dei bambini e delle bambine. Assecondarli significa creare le condizioni perché il movimento nasca dalla loro iniziativa, un passo alla volta.

Da dove arrivano le età di riferimento dello sviluppo motorio?

Un bambino muove i primi passi a piedi nudi verso una persona adulta.

Sembra banale ricordarlo, ma la definizione delle età che accompagnano le tappe dello sviluppo motorio dei bambini e delle bambine ha origine scientifica. Derivano da studi che hanno osservato per mesi gruppi numerosi di bambine e bambini, annotando il momento di ogni nuova conquista. 

Uno dei più citati è stato pubblicato nel 2006 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Ha seguito oltre ottocento bambine e bambini sani di diverse parti del mondo, dai 4 mesi fino ai 2 anni. Le tappe osservate nello studio sono quelle che portano bambine e bambini a imparare a camminare:

  • la posizione seduta senza appoggio;
  • il gattonamento;
  • la posizione in piedi con un sostegno;
  • i primi passi tenendosi a qualcosa;
  • la posizione in piedi in autonomia;
  • il cammino autonomo.

Nel linguaggio di tutti i giorni, a ciascuna di queste conquiste viene associata un’età precisa. La posizione seduta si colloca intorno ai sei mesi e il gattonamento verso i nove. Per i primi passi in autonomia si indica di solito il primo compleanno. Queste età corrispondono al momento medio in cui ogni passo avanti si manifesta. Ciò che spesso dimentichiamo è che la letteratura scientifica le inserisce dentro finestre di tempo molto più larghe, che descrivono la normale variabilità di bambine e bambini:

  • la posizione seduta può arrivare tra i 4 e i 9 mesi circa;
  • il gattonamento tra i 5 e i 13 mesi circa;
  • il cammino autonomo tra gli 8 e i 18 mesi circa.

Queste finestre temporali servono per orientarsi nel continuum che è lo sviluppo motorio: se ad esempio vediamo che intorno ai 7 mesi e mezzo non ci sono novità, ha senso monitorare la situazione, senza allarmarsi, e rivolgersi al pediatra per un parere. Ma può succedere anche che alcune fasi si sovrappongano: una bambina può già stare in piedi da sola mentre un suo coetaneo sta ancora imparando a sedersi. Più delle date, a ripetersi con regolarità è l’ordine delle tappe. Fa eccezione il gattonamento, che può arrivare prima o dopo il momento in cui ci si tira su in piedi. Alcune bambine e alcuni bambini lo saltano del tutto e si spostano rotolando o strisciando. Insomma, non si tratta certo di una prescrizione medica.

Nel passaggio dalla ricerca ai consigli con cui ci interfacciamo tutti i giorni quando abbiamo a che fare con la crescita e lo sviluppo, queste sfumature sono andate via via sbiadendo. Un intervallo è più difficile da ricordare di un numero tondo e così il momento medio è diventato l’età «giusta». La finestra temporale si è ristretta fino a sembrare una scadenza. Chi muove i primi passi a quindici mesi, per esempio, finisce per sembrare «in ritardo», nonostante sia assolutamente nei tempi.

Lo sviluppo motorio nei bambini e nelle bambine nati prematuramente

Se prendiamo in considerazione chi nasce prematuramente possiamo vedere anche più chiaramente quanto i tempi siano personali. Per bambine e bambini prematuri, pediatre e pediatri ricorrono alla cosiddetta età corretta, cioè contano i mesi a partire dalla data in cui la nascita era prevista. 

Prendiamo una bambina nata con due mesi di anticipo: a otto mesi di vita ha un’età corretta di sei mesi, ed è a questa che vanno rapportate le sue conquiste. Il suo percorso parte semplicemente da un altro punto.

Questo esempio ci aiuta a capire meglio che, fortunatamente, chi si prende cura dei più piccoli e delle più piccole non deve necessariamente preoccuparsi più del necessario. Nei primi mesi di vita, infatti, il movimento è legato soprattutto alla maturazione del corpo e del sistema nervoso. L’esperienza nutre questo percorso e lo rende ricco, ma il ritmo di fondo resta quello dell’orologio interno di ogni bambina e ogni bambino.

Stimolare precocemente lo sviluppo motorio 

Una persona adulta sorregge un bambino mentre muove i primi passi all'aperto.

Quante volte è capitato di vedere che un bimbo o una bimba della stessa età del proprio bambino o bambina cammina già e di fare inconsciamente un paragone? Oppure di sentirsi dire: «ma non gattona ancora?». Sono situazioni più comuni di quanto si pensi e basta veramente poco perché nasca la preoccupazione di voler fare qualcosa per aiutare i più piccoli e le più piccole nello sviluppo motorio.

Inconsciamente si corre il rischio di trasformare un passo avanti in una prova da superare, anche se ci sono le migliori intenzioni. A questo si aggiunge un altro luogo comune che è tuttora difficile da smontare: quello per cui sviluppare prima sia un segno di una crescita più veloce e più brillante. Lo sappiamo, si tratta di un impulso dalla radice affettuosa, che però spesso porta a intervenire su un percorso che procede già per conto suo.

Succede quasi ingenuamente, nei gesti di ogni giorno:

  • si sistema la bambina seduta tra i cuscini prima che ci arrivi da sola;
  • si tiene il bambino in piedi sulle ginocchia o per le mani, per fargli «fare i passetti»;
  • si scelgono sdraiette e seggiolini che tengono bambine e bambini in una posizione da grandi, magari per lunghi momenti;
  • a volte compare anche il girello, che le società di pediatria sconsigliano da tempo, anche per il rischio di cadute.

In tutti questi casi la persona adulta porta il corpo in una posizione che bambine e bambini non hanno ancora conquistato autonomamente. Metterli seduti fra i cuscini, ad esempio, fa sì che stiano in una postura che ancora non riescono a padroneggiare: servirà attendere un aiuto per poterla cambiare. Allo stesso modo questi tentativi di supporto possono ridurre le occasioni di sperimentare i movimenti intermedi, come girarsi, strisciare o rialzarsi dopo una piccola caduta. Sono proprio questi movimenti a costruire forza ed equilibrio.

Uno studio svizzero del 2013 (Jenni, O.G., Chaouch, A., Caflisch, J. and Rousson, V., 2013, Infant motor milestones: poor predictive value for outcome of healthy children. Acta Paediatr, 102: e181-e184), inoltre, mette in luce che l’età delle prime conquiste motorie dice poco delle capacità motorie e intellettive negli anni successivi. A contare è soprattutto il modo in cui ogni conquista viene raggiunta.

L’approccio Pikler

Sull’importanza di questo «come» aveva insistito, molti anni prima, la pediatra Emmi Pikler. La dottoressa invitava i genitori ad aspettare che fossero bambine e bambini a girarsi, a sedersi e ad alzarsi in piedi con le loro forze, lasciando da parte seggiolini e girelli (Anna Tardos, Introducing the Piklerian developmental approach: History and principles, Perspectives in Infant Mental Health, WAIMH, 2010).

Nella sua prospettiva, una posizione raggiunta in autonomia è anche una posizione da cui si impara ad uscire. Ogni passaggio diventa così un apprendimento fatto di equilibrio, prove e aggiustamenti, che costruisce un senso di autonomia e di sicurezza nel movimento. I genitori che seguivano questo approccio scoprivano figlie e figli competenti, capaci di affrontare piccole sfide con calma e prudenza. Ed è questa sicurezza, costruita un tentativo alla volta, che le persone adulte possono proteggere e sostenere.

Assecondare i loro tempi significa creare occasioni

Seguire i tempi di bambine e bambini chiede alle persone adulte un ruolo attivo, anche se meno visibile di una mano tesa o di un cuscino sistemato al punto giusto. Si tratta di preparare le condizioni perché il movimento possa nascere: uno spazio in cui muoversi, il tempo per provarci e una presenza attenta accanto.

Indicazioni molto concrete in questo senso arrivano dalle linee guida dell’OMS su attività fisica, sedentarietà e sonno sotto i 5 anni (2019), riprese in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità (sul portale EpiCentro) e dal Ministero della Salute nelle Linee di indirizzo sull’attività fisica (2021).

Queste indicazioni, per il primo anno di vita, suggeriscono di offrire occasioni di movimento più volte al giorno soprattutto attraverso il gioco a terra insieme a una persona adulta. Il pavimento, in questo senso, è la palestra più semplice e accessibile che ci sia. Per neonate e neonati che ancora non si spostano in autonomia, le linee guida di passare almeno un po’ di tempo a pancia in giù nell’arco della giornata. Si può fare nei momenti di veglia, sotto lo sguardo di chi si prende cura di loro. Per il sonno, invece, la posizione raccomandata resta quella a pancia in su.

Le stesse linee guida tornano anche sui seggiolini e passeggini, a cui accennavamo prima, e indicano un’ora come tempo massimo da trascorrervi di seguito. Il seggiolino in auto resta naturalmente indispensabile durante i viaggi, perché il consiglio riguarda i momenti in cui stare fermi è una scelta. Per i momenti di quiete l’OMS suggerisce attività da fare insieme, come leggere e raccontare storie. Dopo il primo compleanno e fino ai 4 anni, si consiglia  invece di aumentare gradualmente il tempo dedicato al movimento, di vario tipo, per salvaguardare uno stile di vita salutare coerente con le nuove tappe dello sviluppo e della crescita.

Assecondare i loro tempi, infine, vuol dire esserci. Significa osservare senza fretta e dare un nome a ciò che succede. Significa anche rispondere ai segnali di stanchezza o di frustrazione e offrire conforto quando serve. È quella cura responsiva che accompagna ogni tentativo e lo rende più sicuro.

Per approfondire: Responsività genitoriale: il cuore della relazione nei primi 1000 giorni

Piccole pratiche per accompagnare il movimento

Un bambino con i pantaloni rossi si muove a quattro zampe sul tappeto, vicino ai suoi giochi.

Tradurre tutto questo nella vita di tutti i giorni richiede meno di quanto ci si aspetti. Basta prendere qualche accorgimento in casa e fare un piccolo cambio di prospettiva.

Preparare lo spazio

  • scegliere un angolo a terra, con un tappeto o una coperta su una superficie stabile, abbastanza ampio per girarsi e allungarsi;
  • mettere in sicurezza l’ambiente, coprendo le prese e allontanando gli oggetti fragili, così da ridurre i divieti;
  • offrire pochi oggetti interessanti, alcuni a portata di mano e altri un po’ più in là, per invitare a spostarsi;
  • offrire appigli stabili quando arriva il momento, come un divano basso o una sedia pesante, a cui aggrapparsi per tirarsi su in piedi.

Un piccolo esercizio di osservazione

  1. Sedetevi a terra accanto alla bambina o al bambino, alla sua altezza.
  2. Quando sembra in difficoltà, per esempio mentre cerca di raggiungere un gioco, aspettate qualche secondo prima di intervenire. Contare mentalmente fino a dieci aiuta.
  3. Osservate cosa prova a fare: si allunga, cambia posizione, cerca il vostro sguardo?
  4. Date un nome a ciò che vedete («Ti stai allungando verso la palla»), così le parole accompagnano il movimento.
  5. Se la frustrazione cresce, avvicinate un poco l’oggetto o offrite conforto, lasciando a lei o a lui l’ultimo pezzo di strada.

Proprio in questi brevi lassi di tempo potrebbe arrivare un nuovo tentativo.

A pancia in giù, insieme

Molte neonate e molti neonati accettano meglio la posizione a pancia in giù quando hanno un volto da guardare. Potete:

  • sdraiarvi anche voi sul pavimento, faccia a faccia;
  • tenerli sul vostro petto, sempre a pancia in giù, per pochi minuti alla volta. 

Il tempo a terra può chiedere qualche fatica organizzativa in più tra briciole e giochi sparsi. In un caso simile può aiutare scegliere un solo angolo dedicato a questo esercizio e alcuni momenti fissi della giornata. 

Al nido

Per educatrici ed educatori lo spazio può mettere a disposizione piani diversi, come pedane basse, cuscinoni e piccole salite, dove ogni bambina e ogni bambino sperimenta secondo le sue possibilità. 

L’osservazione documentata, con brevi note o fotografie, aiuta a raccontare ai genitori le conquiste di ogni giorno.

Per approfondire: Giocare fa rima con rischiare: elogio del ginocchio sbucciato e I 5 pilastri del gioco libero

Il movimento nel nostro lavoro

Un adulto sdraiato accanto a un bambino su un tappeto giallo osserva con lui una scheda colorata.

Inquadrare lo sviluppo motorio dei bambini e delle bambine senza renderlo una tabella di marcia può dare un grande sollievo. Toglie peso ai confronti e restituisce valore a ogni piccolo tentativo. 

Dare tempo, però, presuppone di averne, e non tutte le famiglie possono contare sulle stesse condizioni. Giornate di lavoro lunghe, case piccole o affollate e pochi luoghi pubblici pensati per le più piccole e i più piccoli rendono più difficile trovare momenti tranquilli da passare insieme. 

Per noi del Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini si gioca proprio qui una parte importante del nostro lavoro: fare in modo che ogni bambina e ogni bambino trovi spazi e tempi per muoversi liberamente. Con i Villaggi per Crescere apriamo spazi gratuiti dove famiglie, bambine e bambini si incontrano, giocano e si muovono insieme. I momenti di quiete trovano spazio con Nati per Leggere. Con Nati per la Musica, canto e ritmo diventano occasioni di relazione, ma anche di movimento.

Il nostro obiettivo è quello di accompagnare lo sviluppo dei più piccoli e delle più piccole osservandolo insieme alle famiglie. Chi vive ogni giorno accanto a una bambina o a un bambino nota cose che nessun altro potrebbe notare ed è per questo che è necessario mettersi in posizione d’ascolto. 

I nostri percorsi di formazione si basano infatti sulla GMCD – Guide for Monitoring Child Development, ovvero uno strumento per seguire lo sviluppo partendo dalle domande e dalle preoccupazioni dei genitori, coinvolgendoli però come protagonisti del percorso. 

Seguire i tempi di bambine e bambini va quindi di pari passo con il confronto. Se un dubbio persiste, parlarne con la pediatra o il pediatra rimane sempre un gesto di cura indispensabile.

In fondo è questo il senso di uno sviluppo motorio senza scadenze preconfezionate: fidarsi del percorso di ogni bambina e ogni bambino, restando presenti e consapevoli, in modo da accorgersi anche di quando serve una mano.

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