Una bambina o un bambino cresce sempre dentro una trama di relazioni che va ben oltre quella che coinvolge i genitori. Ci sono le persone che stanno con loro per un pomeriggio o li prendono dall’asilo e quelle che, più in silenzio, sostengono un’intera famiglia, quasi senza accorgersene.
Tra queste, alcune tornano più spesso e lasciano un segno profondo, fatto di costanza nel tempo e prossimità. Per abitudine riconosciamo queste figure nelle nonne e nei nonni, così come nelle zie e negli zii. Ma qualsiasi figura abbia dalla propria “tempo” e “vicinanza” può pian piano diventare un punto fermo per bambine e bambini.
Il 2 ottobre è la Festa dei nonni e delle nonne, una giornata per celebrarli e ricordare ancora una volta quanto gli si vuole bene. Proprio in vista di questa giornata e con lo stesso spirito, noi del Centro per la Salute dei Bambini e delle Bambine vogliamo prenderci un momento e riflettere insieme a voi su che cosa questi legami, giorno dopo giorno, lasciano a chi cresce.
Una presenza che accompagna la crescita

Di solito si pensa alle nonne e ai nonni come a un aiuto e per moltissime famiglie lo sono nel modo più concreto: passano a prendere bambine e bambini all’asilo, li tengono nei pomeriggi o durante l’estate quando i genitori lavorano, preparano un pasto quando serve e ci sono quando ogni altra soluzione viene a mancare. È un sostegno pratico e prezioso, che regge l’organizzazione di tante famiglie. Un aiuto che però non è possibile dare per scontato perché non è detto che sia accessibile per tutte le famiglie.
Dove ci sono, le nonne e i nonni portano con sé anche qualcosa d’altro, che ha meno a che fare con l’organizzazione della giornata e più con il modo di stare insieme a bambine e bambini. È una caratteristica che sfugge con facilità, soprattutto quando si è presi dal tran tran quotidiano, perché non risolve in sé e per sé un problema pratico.
Questa differenza nella qualità del tempo passato con i più piccoli e le più piccole non dipende tanto dal fatto che una nonna o un nonno siano “speciali” rispetto alle altre figure che danno una mano alle famiglie. Quanto da come riescono a vivere il tempo che passano con loro. Nella maggior parte dei casi, infatti, nonni e nonne hanno dalla loro parte la possibilità di vivere il proprio tempo senza le pressioni legate al lavoro o alla casa da mandare avanti. E questo si riflette in un piccolo lusso per la nostra società: la possibilità di rallentare, anche nel mezzo di un pomeriggio qualunque.
Quello che resta dopo un pomeriggio insieme

Nonne e nonni possono trovare più facilmente il tempo per affiancare i bambini e le bambine in tante piccole attività. Possono osservare insieme una formica per dieci minuti, leggere a voce alta lo stesso libro anche per quattro volte e lasciare che una passeggiata breve diventi lunga, senza dover prestare attenzione a tabelle di marcia e incastri tra impegni vari ed eventuali. Tutto questo non solo agevola il benessere dei più piccoli e delle più piccole, ma supporta lo sviluppo delle loro capacità cognitive.
Vivere insieme questo tempo in modo più rilassato alimenta anche lo scambio intergenerazionale, facendo sì che si crei continuità: storie, canzoni, parole nuove, ricette e modi di giocare che, a forza di ripetersi, diventano piccoli rituali. Ascoltare una storia raccontata sempre allo stesso modo o imparare il nome che in famiglia si dà a un piatto nutre il linguaggio e la memoria. Ritrovare gli stessi gesti a ogni incontro, invece, aiuta bambine e bambini a sentirsi parte di qualcosa che esiste da prima di loro. E così, pomeriggio dopo pomeriggio, si accumula un piccolo patrimonio relazionale (e storico!) che accompagnerà bambini e bambine durante tutto il loro percorso di crescita.
Per approfondire: Sviluppo del linguaggio nei neonati e nelle neonate: quando iniziano a comunicare?
I nonni e le nonne: risorse preziose da non dare per scontate
Molte famiglie, però, crescono bambine e bambini senza necessariamente avere nonne e nonni, zie e zii o più in generale dei parenti accanto. Le ragioni sono diverse. Oggi è più frequente costruire la propria vita lontano dai luoghi d’origine, per studio o per lavoro, e avere i genitori e gli affetti di sempre a molti chilometri di distanza.
Ma cambia anche la forma delle famiglie. I dati del Censimento diffusi dall’ISTAT raccontano un paese in cui i nuclei con un solo genitore sono cresciuti di oltre il 40% tra il 2011 e il 2021 (ISTAT, I nuclei familiari nei censimenti della popolazione, 2024). Questa percentuale racconta una tendenza di fondo: le famiglie con le nonne e i nonni a portata di mano, che a lungo abbiamo considerato la “normalità”, oggi lo sono sempre meno. Dietro i numeri ci possono essere storie tanto diverse quanto sfaccettate: una madre o un padre che si occupa della famiglia contando quasi esclusivamente sulle proprie forze, una famiglia arrivata da poco da un altro paese, i cui legami sono tutti da ricostruire o ancora una coppia di genitori a cui i propri sono mancati.

Insomma, dove manca una rete di parenti “a portata di mano”, l’organizzazione della quotidianità poggia in gran parte su chi più da vicino si prende cura di un bambino o di una bambina. E i dati ci dicono che sempre più spesso si tratta di una sola persona. In questi contesti anche i primi mesi dopo una nascita possono farsi più faticosi. Non dobbiamo dimenticare però che attorno a bambine e bambini, il cerchio di chi si prende cura può allargarsi ben oltre i legami di sangue.
La cura ha mille volti: qualità e presenza nelle relazioni
Tutto questo non vuol dire che, senza nonne e nonni vicini, a bambine e bambini manchi qualcosa di insostituibile. Quello che sostiene la crescita è la qualità della relazione, più del ruolo di chi la offre. A dirlo è anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nella linea guida Improving Early Childhood Development (2020) raccomanda che nei primi tre anni di vita bambine e bambini ricevano cure attente e responsive dai genitori e dalle altre persone che se ne prendono cura. Precisando che prendersi cura di chi cresce riguarda i genitori biologici così come chiunque garantisca una presenza costante nella vita di un bambino o una bambina.
Nella pratica, questo punto fermo può assumere davvero mille volti. Una zia o uno zio che passa da casa ogni settimana, i vicini di casa che giorno dopo giorno vivono insieme a noi il percorso di crescita, le amiche e gli amici che diventano zie e zii acquisiti. Così come educatrici o educatori del nido, o chi si occupa delle famiglie negli spazi di quartiere. Sono presenze che, con la loro costanza, diventano poco a poco un punto fermo e fanno sentire bambine e bambini ascoltati e al sicuro.

Anche i luoghi possono diventare un punto fermo
Se i volti della cura possono essere più di mille, fra questi ce ne sono alcuni che non hanno le sembianze di una persona ma di un luogo. Una comunità offre spazi e servizi che, con la stessa costanza, possono entrare nella vita quotidiana di una famiglia. Una biblioteca, per esempio, è molto più di un posto dove prendere in prestito dei libri. Lo stesso vale per i servizi educativi e gli altri tipi di spazio dove le famiglie possono ritrovarsi. Sono occasioni di relazione che si aggiungono a quelle di casa e diventano ancora più importanti per chi ha meno persone su cui poter contare.
In alcuni casi, poi, è la casa stessa a diventare il luogo in cui un servizio incontra la famiglia. Succede con le visite domiciliari (o home visiting). Come quando, nei mesi che seguono una nascita, un’ostetrica o un’altra figura professionale raggiunge chi si prende cura di una neonata o di un neonato negli spazi in cui sta prendendo forma la loro nuova quotidianità. Questi incontri servono a dare continuità al percorso cominciato al punto nascita e ad aiutare la famiglia a orientarsi tra i servizi del territorio, per quanto in Italia l’offerta di questo servizio sia molto variabile e frammentata.
Per approfondire: Visite domiciliari dopo la nascita, cosa aspettarsi dall’home visiting
Non solo nonni e nonne: lavorare insieme su ciò che sta intorno alle famiglie
Lo abbiamo visto poco fa, intorno a bambine e bambini possono esserci molte figure diverse. E nessuna famiglia, poi, parte con lo stesso bacino di relazioni a disposizione. Questi aspetti danno forma a come noi di CSB guardiamo alla crescita.
Per dare un’idea di tutte queste complessità noi usiamo il termine “ecologia dello sviluppo“. È una parola che ci aiuta a comprendere meglio che una bambina o un bambino cresce dentro un intreccio di relazioni e di condizioni che possono rendere gli atti di cura qualcosa di più facile e spontaneo così come più faticoso e meno immediato. Contano gli sforzi di chi se ne occupa, insieme a ciò che c’è intorno: una rete di persone, l’accesso ai servizi, il tempo e le risorse. Quando chi si prende cura trova sostegno, rispondere ai bisogni di chi cresce diventa più semplice.
Per questo buona parte del nostro lavoro serve a fare in modo che quell’intreccio non si assottigli, soprattutto dove è già fragile. Nei Villaggi per Crescere, gli spazi gratuiti dove le famiglie si incontrano e giocano insieme, generazioni diverse condividono lo stesso tempo e lo stesso luogo, dove capita che una nonna diventi un riferimento anche per le famiglie che non hanno nonne e nonni vicini. Con Nati per Leggere e Nati per la Musica portiamo la lettura ad alta voce e la musica nei luoghi dove le famiglie passano il loro tempo.

Per approfondire: Ecologia dello sviluppo: perché sostenere chi si prende cura fa crescere bambine e bambini
Cosa ci può insegnare la festa dei nonni e delle nonne?
Una giornata come la Festa dei nonni e delle nonne è l’occasione per dire grazie alle figure che ci sono e per riconoscere il valore di tutte le persone che, giorno dopo giorno, si prendono cura di bambine e bambini.
È un riconoscimento che oggi ha un peso particolare. Il tempo in cui viviamo ci abitua a interazioni rapide, che passano spesso da uno schermo, mentre le presenze intorno a noi si fanno meno marcate. Capita di incrociare per anni le stesse persone sul pianerottolo o davanti a scuola scambiando al massimo un saluto. In un contesto come questo accorgersi delle persone che stanno intorno a bambine e bambini e dare loro spazio diventa un piccolo esercizio in più di umanità.
Ed è un qualcosa che ha un peso anche per chi cresce. Ogni persona che torna con costanza nella vita di una bambina o di un bambino porta con sé un modo diverso di stare insieme, come la nonna che racconta le storie a modo suo o il vicino che dal balcone saluta sempre con lo stesso gesto. Attraverso queste presenze i più piccoli e le più piccole scoprono con il tempo che la fiducia può estendersi oltre le persone che si sono sempre occupate di loro: anche fuori dalla porta di casa ci si può sentire accolti e accolte.
È una scoperta che si costruisce un incontro dopo l’altro e che può accompagnare chi cresce nello sviluppo del proprio modo di stare con gli altri, anche quando saranno più grandi.