Sono le 8:20. Il corridoio del nido profuma di pulito. Una bambina tiene stretto il colletto del papà che si è già chinato tre volte per dirle che torna a prenderla dopo la nanna. Poco più in là un bambino guarda un’educatrice, poi la porta d’ingresso, poi di nuovo lei. Gli occhi si fanno lucidi e in un attimo è già in lacrime.
Sono scene di una quotidianità che nel piccolo di ogni famiglia portano a farsi diverse domande. C’è chi si chiede se sta facendo la cosa giusta e chi invece è entusiasta di affrontare un nuovo capitolo di vita. Gli equilibri possono essere infiniti, così come i modi in cui ciascuna famiglia vive questo momento.
I tipi di pianto che abbiamo citato in apertura sono un segnale e raccontano di un legame che funziona. Se chi si allontana suscita questa reazione significa che la sua presenza è diventata un punto di riferimento affidabile.
L’American Academy of Pediatrics (AAP, l’associazione dei pediatri statunitensi) non a caso descrive l’ansia da separazione come una fase attesa dello sviluppo e come manifestazione di attaccamenti significativi.
Il primo mese è il tempo dell’inserimento al nido, una fase in cui nuove relazioni cominciano a prendere forma, giorno dopo giorno. E questo primo mese può iniziare ad essere affrontato già prima dell’ambientamento: magari con un colloquio con il personale educativo per pensare assieme il modo in cui affrontare questa nuova esperienza.
Ad agosto restano ancora delle settimane utili per fissare le prime visite o tenere da parte qualche giorno di ferie e immaginare e progettare insieme il modo in cui affrontare la prima separazione.
Perché ci occupiamo dell’ambientamento al nido
Noi del Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini (CSB) lavoriamo perché i più piccoli e le più piccole abbiano opportunità di crescita migliori. E affinché chi se ne prende cura trovi condizioni più favorevoli per sostenerli e sostenerle.
Ed ecco perché riflettere sull’inserimento al nido è un momento cruciale. Si tratta di un passaggio relazionale in cui, giorno dopo giorno, si costruiscono nuove figure di riferimento.
Non è una sfida banale, perché richiede l’elaborazione di un rituale di saluto, una canzone, di un modo condiviso di passarsi il testimone. E funziona meglio quando tutte le figure che ruotano attorno a un bambino o una bambina condividono linguaggi e messaggi.
Inserimento o ambientamento?
Molti servizi oggi preferiscono la parola ambientamento, perché descrive meglio ciò che accade. Rende l’idea di prendere confidenza con un luogo, con persone nuove e con un ritmo di vita che comincia a cambiare. “Inserimento al nido” in effetti non rende giustizia al concetto: non si inserisce una persona da nessuna parte, altrimenti sembrerebbe di stare in un contenitore.
Inoltre parlare di ambientamento ci rimanda maggiormente alla sfera della responsività di chi accompagna i bambini e le bambine in questa fase cruciale. Uno sforzo in più nel leggere i segnali dei più piccoli e delle più piccole aiuta a dare risposte coerenti, specialmente quando questi segnali arrivano tutti insieme, impetuosamente, sull’ingresso del nido.
Per approfondire: Responsività genitoriale: il cuore della relazione nei primi 1000 giorni
Che cosa succede nelle prime settimane di ambientamento

Proviamo a metterci dalla parte di chi entra. Una stanza poco familiare, voci e odori nuovi, altre bambine e altri bambini (ancora sconosciute e sconosciuti) che corrono o piangono, una giornata scandita da tempi che nessuno ha ancora spiegato. E la persona che sa consolare meglio di chiunque che si allontana. Non si sa ancora se tornerà, perché è ancora tutto da scoprire. È qui che di solito arriva il pianto, evidenziando il bisogno di stare insieme.
Questa reazione lascia una traccia misurabile, perché nei momenti di allerta l’organismo produce cortisolo. Uno studio pubblicato da Frontiers nel 2023 (Drugli, Nystad, Lydersen, Brenne, Do toddlers’ levels of cortisol and the perceptions of parents and professional caregivers tell the same story about transition from home to childcare?, Frontiers in Psychology, 2023) ha seguito 113 bambine e bambini attorno ai quattordici mesi durante la fase di separazione al nido, rilevando i livelli di cortisolo e integrando questi dati con le annotazioni quotidiane delle rispettive figure di riferimento oltre che di educatrici ed educatori.
I giorni di ambientamento trascorsi accanto a chi si prende cura del bambino o della bambina scorrono tranquilli, le prime due settimane senza, invece, sono le più impegnative. Poi dalla terza i livelli di cortisolo cominciano a scendere. Dopo tre mesi i valori tornano come quelli di partenza e famiglie e personale dei nidi descrivono bambine e bambini ormai a proprio agio.
Lo stesso studio riporta un dettaglio in cui molte famiglie si riconoscono. Nel primo mese, oltre la metà delle bambine e dei bambini veniva descritta come stanca, affamata e “appiccicosa” la sera a casa, anche dopo giornate serene al nido. Questo accade perché l’emozione accumulata si scarica accanto a chi si conosce da sempre.
Sapere che è un fenomeno atteso cambia il modo in cui le famiglie possono approcciarsi anche al rientro dei loro bambini e bambine. Da qui arriva anche l’indicazione più utile per chi si prende cura dei più piccoli e delle più piccole oltre che per chi progetta i servizi dedicati all’infanzia.
Che cosa può rendere l’ambientamento più leggero

Il tempo trascorso al nido insieme a una figura di riferimento, prima della separazione vera e propria, aiuta a mantenere e a costruire un legame sicuro. Detto altrimenti, la gradualità di questo processo permette a una bambina o a un bambino di imparare due cose insieme: che il nido è un luogo sicuro e che l’educatrice o l’educatore è una nuova figura di riferimento.
La gradualità funziona perché da un lato rende prevedibile ai più piccoli e alle più piccole un tipo di giornata che all’inizio è tutta da decifrare; dall’altro fornisce, anche a una persona adulta, il tempo di imparare quali sono i segnali di quella bambina o di quel bambino (il modo in cui chiedono qualcosa, cosa potrebbe turbarli).
Da questi aspetti derivano tutte una serie di scelte che possono alleggerire le prime settimane di ambientamento, quelle che nei servizi osservati dalla ricerca erano già pratica corrente.
Un patto di ambientamento da costruire insieme

Nella maggior parte dei nidi italiani l’ambientamento segue uno schema riconoscibile. Alcuni elementi li abbiamo citati poco sopra e si tratta di una buona base. Ma c’è dell’altro che è bene tenere in considerazione, sia per le famiglie che per gli asili nido e il relativo personale.
Prima del primo giorno
Sono le cose da mettere a fuoco nel colloquio preliminare, quando c’è ancora tempo per organizzarsi. Riguardano tutte quelle informazioni che potrebbe essere utile condividere.
- Fissare due o tre visite brevi al nido, anche di un’ora, nelle settimane che precedono l’ingresso;
- stabilire chi accompagna, tenendo la stessa persona per i primi giorni quando è possibile e alternando le figure di riferimento su blocchi di giorni interi;
- raccontare all’educatrice o all’educatore le cose che di solito funzionano come consolazione, se ci sono una ninna nanna o un modo di prendere in braccio particolarmente efficaci, se c’è un oggetto che di solito accompagna il sonno;
- individuare insieme la figura di riferimento che accoglierà la bambina o il bambino ogni mattina.
Il rituale del saluto
Si tratta di quei gesti la cui forza sta nella ripetizione. Una sequenza costante permette a una bambina o a un bambino di sapere che cosa succede e in quale ordine.
- Entrare e cercare con lo sguardo l’educatrice o l’educatore di riferimento;
- appoggiare giacca e borraccia sempre nello stesso posto, insieme;
- fare la stessa cosa breve e riconoscibile, due baci, la mano sul vetro, una filastrocca;
- dire quando si torna in tempi comprensibili, perché “torno dopo la merenda” funziona meglio che dire “alle quattro”;
- dare in braccio la bambina o il bambino all’educatore o educatrice di riferimento e uscire.
Gli scambi tra persone adulte
Nelle prime settimane le informazioni tra casa e nido viaggiano di continuo e qualche accordo preso in anticipo aiuta a farle arrivare integre sia da una parte che dall’altra.
- Concordare un canale unico per i primi giorni, con un messaggio a metà mattina se serve;
- al ritorno, raccontarsi la giornata, nel modo più concreto possibile. “Ha pianto dieci minuti, poi ha giocato con le costruzioni” aiuta più di un generico “è andata bene”;
- mettere in conto uscite anticipate nelle prime due o tre settimane, quando il lavoro lo consente;
- dire all’educatrice o all’educatore anche come sta chi accompagna, perché nel pacchetto è compresa anche la fatica di chi saluta e lascia i più piccoli e le più piccole alle cure altrui.
I ponti tra casa e nido
Fuori dall’orario si può fare molto per creare un ponte sicuro tra casa e nido. Oggetti, storie e parole che passano da una parte all’altra aiutano a riconoscere una continuità.
- portare al nido un oggetto che viene da casa;
- leggere a casa lo stesso albo illustrato che si legge in aula;
- giocare a casa con un giocattolo presente anche al nido;
- chiamare per nome le educatrici e gli educatori nelle conversazioni di casa, così che diventino persone familiari anche fuori dal nido;
- prevedere un rientro morbido, fatto di coccole, calma e cibo, perché la stanchezza della sera arriva tutta insieme.

Un pensiero per chi accompagna
Anche le persone adulte possono vivere il primo giorno di separazione con intensità. La sensazione è di avere poco tempo a disposizione e di dover affidare la parte più preziosa della giornata al personale del nido, che si conosce da poco. Un impegno che richiede tanta energia e fiducia da parte delle famiglie. Non è un fattore da dare per scontato e anzi, prenderlo in considerazione ed elaborarlo significa, di riflesso, fare un passo in più verso il benessere dei bambini e delle bambine.
Questa tensione, per quanto le persone adulte provino a governarla, si fa sentire. Una bambina o un bambino la coglie dal tono della voce, dal respiro di chi sta per uscire. E la usa per capire quanto quel posto sia sicuro: un saluto attraversato dall’ansia racconta una cosa diversa da un saluto disteso. Per questo essere attenti e attente ai bisogni di bambine e bambini riesce meglio quando qualcuno si occupa anche di quelli degli adulti.
Il Nurturing Care Framework di OMS, UNICEF e Banca Mondiale, di cui abbiamo curato la traduzione italiana, mette infatti il benessere di chi si prende cura tra le condizioni che influenzano la crescita dei bambini e delle bambine. Per questo, la cura responsiva è da intendersi in ottica multidirezionale, non solo esclusivamente concentrata sui bambini e sulle bambine. L’equazione altrimenti rimarrebbe incompleta: prendersi cura di sé, durante le settimane di ambientamento, è un modo di prendersi cura anche dei più piccoli e delle più piccole.
Per approfondire: Nurturing Care Framework: cos’è e come applicarlo
L’ambientamento è un lavoro di comunità

Attorno all’ambientamento al nido deve esserci una rete che possa aiutare tutte le persone coinvolte nel processo. Anche chi accompagna ha diritto a una mattina storta e deve sentirsi libero di comunicarlo alle altre parti, perché fa parte del patto. Quando la fatica resta intensa dopo il primo mese, che sia dei bambini e delle bambine o di chi se ne prende cura, è il momento di parlarne.
Questa rete però non arriva allo stesso modo a tutte le famiglie. Un ambientamento graduale richiede tempo, che nelle famiglie italiane è distribuito in parti molto diseguali. La frequenza al nido resta più bassa proprio dove c’è rischio di povertà, una cittadinanza straniera oppure una delle figure di riferimento è inoccupata.
Per noi rendere questo tipo di ambientamento accessibile a tutte le famiglie è una questione di equità. È anche il motivo per cui i nostri Villaggi per Crescere sono gratuiti. Attualmente sono distribuiti in quattordici città italiane e offrono alle famiglie con bambine e bambini da 0 a 6 anni un luogo dove incontrare altre persone, mettersi in relazione e trovare supporto reciproco. È il nostro modo per offrire strumenti concreti a tutte le persone che hanno a cuore la salute e il benessere dei più piccoli e delle più piccole.