Quando si parla di cambiamenti climatici, è facile pensare a un tema “da adulti” o “da altri paesi”: emissioni, energia, o territori lontani. Ma per bambine e bambini conta, anche in Italia. È l’ambiente in cui crescono, e quell’ambiente sta già cambiando: ondate di calore più intense, eventi estremi, qualità dell’aria, stress delle famiglie, interruzioni dei servizi. Il Center on the Developing Child di Harvard lo dice con chiarezza: il clima sta trasformando gli “ambienti di sviluppo” in cui si costruiscono salute, apprendimento e benessere, e servono parole e politiche capaci di collegare questi piani.
Per CSB questo è un punto centrale: se vogliamo proteggere lo sviluppo precoce, non possiamo separare ciò che accade dentro casa da ciò che accade fuori (servizi, città, lavoro, condizioni materiali). E quando l’ambiente cambia, le disuguaglianze contano ancora di più.

Perché ha senso parlare di cambiamenti climatici e prima infanzia
Nei primi anni di vita lo sviluppo è un processo integrato: corpo, emozioni, linguaggio, funzioni cognitive crescono insieme e dipendono dalla qualità delle esperienze e delle relazioni. Proprio per questo i cambiamenti climatici incidono su più livelli contemporaneamente: non solo “rischi sanitari”, ma anche continuità educativa, stabilità familiare, opportunità di gioco all’aperto, sicurezza.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che le esposizioni ambientali in età precoce influenzano salute e sviluppo lungo tutto l’arco della vita. Questo vale in generale (inquinamento, acqua, condizioni abitative, accessibilità delle aree verdi), e diventa ancora più urgente quando gli eventi climatici intensificano esposizioni e vulnerabilità.

Effetti diretti sullo sviluppo neurobiologico
Il clima può colpire direttamente i sistemi in crescita, soprattutto quando l’esposizione è frequente o intensa:
- Caldo estremo: aumenta il rischio di disidratazione e stress fisiologico; per bambine e bambini piccoli, che regolano meno efficacemente la temperatura e dipendono dagli adulti per protezione e cura, l’impatto può essere maggiore.
- Qualità dell’aria e irritanti ambientali: il cambiamento climatico può peggiorare condizioni che già incidono su salute respiratoria e benessere generale.
- Eventi estremi e shock ambientali: alluvioni, incendi, evacuazioni, interruzioni improvvise di routine e reti sociali. Questi eventi sono anche una fonte di stress che può diventare più difficile da “assorbire” quando mancano relazioni protettive e contesti stabili.
Un punto ben sottolineato dal Center on the Developing Child è che gli eventi climatici possono inserirsi tra le avversità che alimentano lo stress tossico, soprattutto quando si sommano a fragilità economiche e isolamento e quando non ci sono relazioni sufficientemente supportive a fare da protezione.
Disuguaglianze sociali come moltiplicatore del rischio
Il punto non è che “tutte le famiglie stanno peggio allo stesso modo”. Il punto è che il clima amplifica disuguaglianze già esistenti.
Chi vive in case più calde d’estate, in quartieri con meno verde, con servizi più distanti o con minori conoscenze sull’impatto di certe abitudini di consumo, ha meno margine per proteggere la quotidianità: riposo, alimentazione, routine, accesso alle cure, spostamenti. E quando l’adulto è sotto pressione continua, anche le risposte di cura rischiano di diventare più faticose: non per mancanza di amore, ma per mancanza di risorse.
Questa lettura è coerente con il lavoro di CSB sulle disuguaglianze precoci: i primi anni sono un periodo cruciale in cui salute, nutrizione, sicurezza, cura responsiva e opportunità di apprendimento precoce si intrecciano, e lungo questi assi le disuguaglianze si strutturano e si consolidano.

Cosa c’entra il Nurturing Care Framework
Il Nurturing Care Framework (NCF) è utile anche qui perché non riduce lo sviluppo a una sola dimensione. Indica cinque componenti che devono procedere insieme: salute, nutrizione, sicurezza e protezione, cura responsiva, opportunità di apprendimento precoce.
Il clima può incidere su tutte e cinque:
- la salute (caldo, aria, malattie legate all’esposizione ad inquinanti ambientali e alimentari),
- la nutrizione (accesso e qualità),
- la sicurezza (eventi estremi, spostamenti, instabilità),
- la cura responsiva (stress, fatica, carichi),
- l’apprendimento precoce (servizi chiusi, spazi meno fruibili, discontinuità).
Questa è anche la ragione per cui Harvard, nel suo report Connecting Early Childhood Development to Climate Change insiste sulla necessità di collegare clima ed ECD con un linguaggio comprensibile e con scelte di policy coerenti: non è un tema “aggiuntivo”, è un fattore che entra negli ambienti di sviluppo.
Servizi educativi e spazi verdi: condizioni che proteggono la crescita
Quando il clima cambia, nidi, scuole dell’infanzia e servizi 0–6 di tutti i settori diventano ancora più importanti: sono luoghi che possono garantire continuità e condizioni di base per muoversi, giocare, apprendere e stare in relazione anche nelle giornate con condizioni meteo più difficili. Il cambiamento climatico sta già modificando gli ambienti in cui bambine e bambini vivono, crescono e imparano: per questo servono scelte concrete che tengano insieme salute, sviluppo e organizzazione di contesti e spazi fuori di casa.
In pratica, per i servizi significa avere criteri chiari e condivisi su caldo intenso e qualità dell’aria: spazi ombreggiati e più freschi, routine di idratazione e pause, ventilazione adeguata, comunicazioni semplici alle famiglie, e accordi operativi con chi gestisce la sicurezza e la salute sul territorio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che gli impatti del caldo sono in larga parte prevenibili con misure organizzative e multisettoriali: nei contesti 0–6 questo vuol dire non lasciare le scelte all’improvvisazione giorno per giorno.
Qui entrano anche gli spazi verdi: non come “decorazione”, ma come parte delle condizioni di salute. Ombra, alberi, suolo permeabile e cortili rinaturalizzati riducono le isole di calore, soprattutto negli spazi urbani, rendono più praticabile il gioco all’aperto e offrono un contesto che sostiene benessere e regolazione. La European Environment Agency collega caldo estremo ed eventi ambientali a rischi per la salute fisica e mentale dei più giovani e numerosi studi di università italiane raccomandano l’ampliamento degli spazi verdi vicino alle case e ai quartieri dove risiedono maggiormente le famiglie.
Infine, c’è un punto di equità: non tutte le famiglie vivono in case fresche, quartieri ombreggiati o zone con servizi facilmente raggiungibili. Per questo migliorare ambienti educativi e spazi pubblici nei territori più esposti e con meno risorse è una scelta che riduce divari e aumenta le opportunità di crescita, proprio dove servono di più.

Comunità educanti: cosa possono fare genitori, servizi e territori
Quando i problemi sono ambientali, le soluzioni non possono essere solo individuali. Ma l’azione collettiva può partire da scelte realistiche:
- Per i genitori: proteggere routine essenziali (sonno, idratazione, tempi fuori), ridurre sovraesposizioni evitabili (caldo nelle ore centrali, ambienti chiusi e poco ventilati), cercare alleanze con servizi e altre famiglie.
- Per i servizi: condividere criteri e messaggi (niente indicazioni contraddittorie), rendere praticabile la prevenzione, mantenere la qualità della relazione educativa anche nelle giornate “difficili”.
- Per chi decide: investire su adattamento climatico con attenzione alla prima infanzia (spazi verdi, disponibilità d’acqua e fontane, trasporti, servizi 0–6, sostegni alle famiglie), perché la vulnerabilità non è solo biologica: è sociale e organizzativa.
Questo è un punto centrale per CSB: il clima diventa un tema di sviluppo precoce quando lo leggiamo come trasformazione degli ambienti in cui si cresce e come amplificatore delle disuguaglianze.
Il contributo di CSB
CSB lavora perché le opportunità di crescita non dipendano dalla fortuna del contesto in cui si nasce. In questo quadro, parlare di clima significa anche:
- tenere insieme ECD e disuguaglianze precoci,
- formare il personale dei servizi su linguaggi comuni e pratiche basate su evidenze,
- costruire reti territoriali che rendano più accessibili spazi verdi, acqua, servizi e sostegni,
- contribuire a politiche pubbliche che mettano la prima infanzia al centro anche nelle scelte ambientali.
Perché la prima infanzia non può essere un capitolo a parte: è il punto da cui si misura la qualità di un territorio.